Registrazione  |  Login

mercoledì, mar. 10 03.11

 
 

 
 
 
 
RiduciAlessia's dog
   

t3.JPG

 
 
RiduciRossana's dogs
   

t5.jpg
Rama

chubechedorme.jpg

Chube

 
 
RiduciFORUM
     
 
RiduciAlbum Foto
   
branco.jpg
 
 

Scegli il quotidiano da leggere

 

UCIS_logo.gif

logo_enci.gif

 

logoUISP_60.gif

zampapiccolo[1].gif

segnalatodogsitter125.gif

logoAS.gif

CSDC.jpg

LogoBallaCoiLupi.jpg

LogoMolossoidi.jpg

 

 

 

 

 

Trib_Logo_02.jpg

 

La nostra é un`associazione di volontariato che si occupa di molteplici attività periodiche e/o puntuali senza scopo di lucro.

Ogni introito serve a coprire le spese associative oppure viene reinvestito nei corsi, seminari, dimostrazioni, gite sociali, mini raduni che organizziamo.

I nostri istruttori sono sempre disponibili per affrontare insieme a voi qualsiasi problema educativo

 

 Servizi forniti dalla nostra associazione

Protezione civile

Zooantropologia didattica

  Test caratteriale

Inserimento del cucciolo 

Attivazione mentale

Gita sociale

Consulenza comportamentale 

Servizio a domicilio a Genova, Savona

 Corsi di Educazione di base

Clicker training

Classi di comunicazione

RiduciText/HTML
   

 

REGALASI

CUCCIOLO MIX CANE CORSO

 

 

maschio di tre mesi, vaccinato, in buona salute, molto dolce con i bambini e socievole con i cani.

 

CONTATTARE ROSSANA

rossana@ilcapobranco.com

 

 
 
RiduciCredere in Rama
   

 Credere in Rama

Parlare del mio cane mi piace, come a tutti, perché posso dire quanto è coraggioso, quanto è cambiato, quanto ci amiamo. Scrivere del mio cane però, mi angoscia, perché mi costringe a ricordare ogni torto che ha subito, ogni errore che ho commesso, ogni volta che l'ho perso. Scrivo oggi del mio cane perché questa è la nostra storia, la storia di quanto è sottile il confine tra luce e buio, tra l'amore e l'odio, tra il lupo e il cane.

Rama è arrivato a casa nostra come un tornado, come solo i cuccioli sanno fare, e abbiamo passato con lui tre mesi fantastici, a giocare a nascondino, ad inseguirci in giardino, a farci le coccole sul tappeto. Poi ebbi la malaugurata idea di iscrivermi ad un corso istruttori, per conoscerci meglio, pensavo. E tra le nostre corse in giardino e i giochi sul tappeto mettemmo un clicker, le regole della leadership e un bel collare a strangolo. Non lo usai certo per fargli del male, bensì per impartire subito con un minimo stimolo negativo la disciplina necessaria per vivere per sempre felici e contenti. Così suona bene, no? Peccato che questo finissimo strumento di apprendimento da sussurratori si chiami “strangolo”. E così iniziammo il nostro viaggio nel meraviglioso mondo dell'addestramento col metodo gentile: modellare, rinforzare ed etichettare ci riusciva bene, tutto sembrava facile e le richieste aumentavano gradualmente ma costantemente, ignorando che l'età del cucciolo non progrediva altrettanto velocemente.

Sono certa che Rama cercò di resistere quanto più poté, e posso anche ricordare, con una fitta di vergogna, i momenti in cui provò ad avvertirmi che non ce la faceva più, ma ad un certo punto, quasi improvvisamente direi, qualcosa si ruppe in lui, e tra me e lui. Guardavo nei suoi occhi ambrati e non capivo. Era lì, seduto al mio fianco, ricambiava il mio sguardo con le palpebre lievemente socchiuse. La sua posizione era quella che volevo, appoggiava la spalla alla mia gamba, e la correggeva ogni volta che glielo chiedevo. Era il mio cane, un lupo cecoslovacco maschio di 10 mesi, socievole, equilibrato, in buona salute, attento nel lavoro. Finché restavamo nei confini di casa nostra. Non appena varcavamo la soglia, all'altro capo del guinzaglio avveniva la trasformazione: tutta la società canina al di fuori di Earwen, sua madre, gli era ostile, quella umana comunque non gli piaceva granché, ogni altra forma di vita era cacciabile, non vi era memoria per nessun genere di comportamento appreso, e io, in tutto questo, non avevo nessun ruolo, rilevanza o controllo. Certo, quando varcavamo quella soglia in realtà, la trasformazione avveniva anche dalla mia parte del guinzaglio: ero negli ultimi mesi di gravidanza, e temevo che il cane mi potesse sfuggire, così ero preoccupata, ma sapevo tutto ciò che dovevo fare: il compito era mantenere l'attenzione del cane sul proprietario. E mentre ero lì pronta a precedere le sue reazioni, ecco che qualcosa sfuggiva al mio controllo, e da prevenirlo mi trovavo a correggerlo, cercavo disperatamente di riportarlo a me, quindi lo strattonavo, urlavo, gli giravo il muso fino a costringerlo a guardarmi negli occhi, insistevo nel richiedergli di eseguire qualche comportamento. Incredibilmente, Rama, il più delle volte, mi ascoltava anche, e andava a terra, tremante di rabbia, con gli occhi iniettati di sangue, sbuffando come un cinghiale. E ogni volta che lui ascoltava le mie richieste io mi illudevo di aver fatto un passo avanti, decidevo di lavorare per assuefazione, mi rimettevo in situazioni similari, sfruttavo le distanze, il collare spray...e ogni volta ricominciavamo da capo, non c'era nessun miglioramento. Quando Rama aveva poco più di un anno mi arresi. Aveva già bucato uno dei nostri vecchi cani, e poco mancava perché mordesse anche qualche persona. Mi sentivo tradita, e non immaginavo quanto solo potesse sentirsi lui.

Passò qualche mese prima di riappacificarmi con Rama e decidere che gli dovevo un altro tentativo. Avevo conosciuto Angela Stockdale, Alexa Capra e Ivan Farinazzo durante un laboratorio presso il centro cinofilo La Tollara, e mi rivolsi a loro per una valutazione. Ivan valutò il cane per primo, con un coraggio che non avevo mai visto in tanti altri campi, affrontò Rama e ne soppesò il carattere. Entrò nel capannone senza protezioni, mentre io perdevo velocemente colore. Si muoveva intorno al mio cane variando distanze e velocità, in una danza che io non capivo, ma che Rama leggeva benissimo. Ad un certo punto Ivan si frappose tra me e il cane. Rama tentò di schivarlo un paio di volte, poi si immobilizzo, lo guardò negli occhi, e ringhiò piano. Ivan sciolse la tensione, e passò a giudicarne l' aggressività verso gli altri cani, mettendo al di là della rete il suo maline Evil. Mentre Evil variava il suo comportamento cercando un punto di comunicazione con lui, Rama si scagliava contro la rete abbaiando furiosamente, e quando il maline rispose alle sue provocazioni scagliandosi a sua volta sulla rete, Rama prese a morderla e scuoterla. Non fece mai un passo indietro. Ivan mi parlò a lungo, spiegandomi una serie di cose sul mio cane e su ciò che avevo visto che non avevo mai sentito prima. Mi disse che il cane era solido, aggressivo, poco comunicativo e che non contava affatto sul mio aiuto, e che aveva un bisogno ossessivo di controllare l'ambiente e le persone: dovevo deresponsabilizzarlo.

Qualche settimana dopo fu Angela a studiarlo durante uno stage sui cani aggressivi, e anche lei lo trovò caricò di responsabilità. Rama era attento a noi, ma convinto che non sapessimo badare a noi stessi, così si era preso il ruolo del guardiano, e lo sosteneva con grande impegno. Era dilaniato tra il lupo e il cane. Lo definì reattivo, non nervoso, molto predatorio e sensibile. Al di fuori del recinto questa volta fu messa una femmina in calore, e Rama cercò di farle un agguato, poi la sfidò, e solo parecchi minuti dopo si accorse che si trattava di una femmina, in calore per giunta, e anche allora restò indeciso se corteggiarla o farne un boccone.

Queste erano le condizioni in cui ci trovavamo quando iniziammo a lavorare con Giusy D'Angelo. Era ottobre del 2008, e Rama aveva 18 mesi.

Il lavoro di Giusy iniziò dal ribaltare la mia posizione: non più agitata poliziotta piena di regole e di richieste, ma...ecco, non saprei come definirmi. Io...ero semplicemente lì con il mio cane.

Nella prima lezione con Giusy mi trovai a far fronte ad un'amara realtà: il lavoro fatto con Rama in tutti quei mesi precedenti non aveva fatto altro che creare una crepa tra di noi, che nel tempo si era allargata fino a diventare un baratro. Il mio cane mi stava lontano, e quando si trovava in presenza di altri cani od estranei, che per lui rappresentavano un guaio, io diventavo solo un altro problema da risolvere. Tutti quegli sforzi per portare la sua attenzione ad ogni costo su di me lo avevano lasciato solo. I primi incontri vertirono a riguadagnarmi la sua fiducia e a rispettare la sua sensibilità. Solo quando si ristabilì una prima comunicazione tra me e lui cominciammo a pensare di inserire altri cani. La prima volta tocco a Jodie, la Golden di sei anni che sempre accompagna Giusy durante le classi di comunicazione. Entrammo in campo e aspettammo: non potevamo far altro che aspettare, perché Rama era abituato a gestirsi da solo le sue emozioni, e allora era senza strumenti per farlo e ancora non sapeva contare sul mio aiuto. Una volta che Rama trovò un suo equilibrio tra la sua presenza , quella di Jodie, la mia e quella di Giusy, quest'ultima mi chiese di liberarlo. Credo che mi costò parecchi capelli bianchi. L'approccio di Rama fu piu' che altro un agguato, ma ci penso Jodie a fermarlo e flirtare con lui il tempo sufficiente da permettergli di capire che tutto andava bene. Da quel giorno in poi fu Jodie a guidare Rama nella società canina. All'inizio si trattava di femmine o maschi che restavano al di là della recinzione, e Rama, dopo le prime aggressioni, cominciò a guardare Jodie e ad essere influenzato dalla sua calma, e ad imitarne i comportamenti. Poi cominciammo ad inserire femmine di taglia diversa in campo con lui, sempre in compagnia della golden, e, con mio grande stupore, Rama reagiva lucidamente: succedeva spesso che si guardasse intorno e cercasse l'appoggio di Jodie, con l'aria di chi non se esattamente cosa dire. A gennaio 2009 Rama era in grado di stare in campo con diverse femmine ed interagire con tutte senza comportarsi male. Comportarsi bene però, era ancora un'altra cosa. Lavorammo usando barriere e distanze che permettessero a Rama di meditare su cosa stava facendo e di osservare le reazioni che ne ricavava mentre si avvicinava alle altre femmine. Mi rendo conto che scrivo della nostra storia parlando al plurale perché ovviamente io ero ero lì, con Rama e Giusy, ma è sempre stata lei a prendersi la responsabilità e i rischi delle scelte fatte, certo perché mi ero affidata a lei per il recupero del mio cane, ma anche perché, oltre al tentativo di ricostruire in me una figura positiva e sicura agli occhi di Rama, neppure lei poteva contare sul mio aiuto nel lavoro da fare: mancavo totalmente di lucidità quando ero in campo con il mio cane. Dovevo respirare profondamente e rilassarmi per dare a lui la possibilità di non preoccuparsi. Insieme comunque, arrivammo al giorno in cui il grande lupo cecoslovacco avrebbe dovuto incontrare altri maschi.

Usammo una museruola, ovviamente, e cominciammo a cercare cani che avessero una forza d'animo tale da indurre Rama a rispettarli. Non fu facile, perché là dove c'era l'esperienza, mancava il fisico per sopportare l'impatto del lupo. Allora optammo per cani che offrissero a Rama un approccio amichevole. Anche in questo caso, non riuscivamo a trovare un cane con la sicurezza necessaria per non perdere la pazienza di fronte alla pressione di Rama. Giusy sviluppò un percorso sull'olfatto, per cui formò un grosso branco piuttosto affiatato, diede l'opportunità a Rama di prendere informazioni olfattive senza entrarvi a contatto, dunque lo inserì nel branco. Purtroppo la scelta di Rama fu un aut aut: o ne avrebbe preso possesso, o l'avrebbe abbandonato. Quel giorno abbandonò il branco con la coda fra le gambe.

Era maggio 2009, e ci trovavamo ad un punto di svolta. Rama ed io avevamo ritrovato fiducia l'uno nell'altro (a dire il vero, era lui a fidarsi di me più che io di lui), ma ancora mancava qualcosa, lui aveva trovato conferme nella società canina ma spesso ne abusava: nonostante le intimorisse un po', piaceva alle femmine, sgomentava i maschi, e aveva una forza sufficiente per entrare ed uscire dalle situazioni di conflitto senza troppi problemi. Non potevamo aumentare la tensione tra i cani in campo senza che Rama cercasse la rissa o sfogasse nel predatorio, e non potevamo diminuire eccessivamente la forza dei cani presenti senza che Rama sentisse che il compito di controllare il branco non poteva appartenere ad altri che a lui . Nel frattempo, ai due capi del guinzaglio la vita era decisamente un'altra cosa: riuscivamo ad affrontare quasi ogni situazione senza problemi, e gli sguardi tra di noi non erano più frutto di comportamenti appresi ma di un' intesa, un patto, che non aveva compromessi. Il compromesso ero pronta a raggiungerlo io: la gestione di Rama era decisamente migliorata, le sue competenze coi cani erano buone ma non avrebbe mai amato interagire chi non conosceva, continuava ad evitare il contatto con la gente e le situazioni nuove, non credevo che saremo mai riusciti a levargli la museruola...ero pronta a fermarmi lì, i risultati erano sufficienti. Giusy però non si sarebbe arresa. Ed ebbe a quel punto, un' idea geniale. Lavorando con Angela Stockdale aveva sentito parlare del calming cap, un cappuccio per cani utilizzato per calmarli in situazioni stressanti come i viaggi o le visite dal veterinario, e pensò di utilizzare questo strumento su Rama: il cappuccio sugli occhi avrebbe rallentato i suoi tempi di reazione, lo avrebbe portato a dare più valore alle informazioni olfattive che riceveva, e ad usare il linguaggio del corpo con più consapevolezza.

Dato che ordinare ed aspettare il calming cap dall'inghilterra avrebbe richiesto troppo tempo, ci arrangiammo con un paio di vecchi pantaloni tagliati: al di là dell'aspetto disneyano che assumeva il lupo vestito di cappuccio, i risultati furono straordinari. Rama non vedeva, e quindi imparò ad affidarsi completamente alle mie scelte. Con la dovuta attenzione, Rama cominciò ad indossare il cappuccio e la museruola in situazioni piacevoli, con Jodie e con le femmine con cui si trovava bene, e anche con loro il suo atteggiamento cominciò ad essere meno macho e più rilassato; poi passammo ai maschi più pacifici e a qualche cucciolo; infine arrivammo a portarlo in classi complete, anche in ambienti che lui non conosceva, e in presenza di persone estranee. Nell'arco di un paio di mesi Rama interagiva senza cappuccio e senza museruola.

A luglio optammo per una temporanea castrazione chimica, in modo che, abbassando i livelli di testosterone, si riducesse anche la possessività e la territorialità, aiutando così Rama a superare l'ansia di controllo che ancora spesso prendeva il sopravvento durante le sue interazioni. Sotto la supervisione di Giusy, Rama si trovò non solo ad interagire, ma addirittura a svolgere a sua volta il ruolo del regolatore all'interno delle classi. Non riuscivo quasi a crederci. Una delle tante sere passate a chiacchierare dopo una giornata di lavoro e una pizza, chiesi a Giusy cosa mancasse perché Rama scegliesse definitivamente di essere il mio cane anziché un lupo. “Devi credere in lui.” mi disse Giusy accendendosi una sigaretta: “Avete fatto tanto per capire cosa volevate l'uno dall'altra. All'inizio è toccato a lui fidarsi di te e lasciarsi guidare, ora è più avanti di te: sta a te seguirlo, raggiungerlo e continuare a camminare insieme.”. La mia amica Giusy appare spesso criptica nelle sue dichiarazioni, così come i cani: ti sembra di non capirli, ma poi se li osservi bene, ciò che vogliono comunicare appare cristallino. Non capii subito cosa voleva dire “credere in Rama”. Una decina di giorni fa invece, eravamo ad un laboratorio di Angela Stockdale, ad un anno dall'inizio del nostro percorso. In una pausa mi allontanai nei campi passeggiando con Rama. Non lo libero mai in queste occasioni, ci sono troppi cani in giro ed ho sempre paura che mi scappi e succeda qualche incidente. Improvvisamente però mi fermai , e Rama si fermò accanto a me. Sganciai il guinzaglio e continuai a camminare con il mio cane. Non so descrivere l'emozione che provai in un gesto che per molti è quotidiano e scontato. Poche ore dopo Rama ed io eravamo dentro il campo, con Angela e Giusy, e partecipavamo ad una classe di comunicazione. Insieme a noi c'erano le persone e i cani che ci hanno aiutato in questo lungo cammino. Rama era libero, senza museruola e senza cappuccio, interagiva con i cani, sbagliava ogni tanto, ma veniva aiutato e riprendeva fiducia. Ad un certo punto Rama venne vicino a me, si sedette al mio fianco e appoggiò la sua spalla al mio ginocchio. Non c'era bisogno di guardarci negli occhi: che fosse cane o lupo, era con me, e lo sarebbe sempre stato.

 

Rossana Giada Giordano

 

 

 

 
 
RiduciLa conoscenza porta alla comprensione
   

Ogni rapporto tra individui, anche di specie diversa, è fondato sulla reciproca comprensione.
Osservare: è l'atteggiamento giusto che dobbiamo avere per comprendere ciò che accade intorno a noi.
Comprendere: non sempre vuol dire capire ciò che accade, ma avere un minimo di conoscenza che ci permette di stabilire una comunicazione.
Osservare ci permette di comunicare......
Comprendere il comportamento canino può essere complicato. Procedendo per gradi verso la sua comprensione, alcuni cani, forse, potranno avere l'uomo che meritano.
Se lo si sa leggere, il cane, è come un libro aperto e possiede delle capacità di comunicazione talmente affinate, da essere in grado di esprimere, con infinite sfumature, il suo mondo interiore.
Il cane ha memoria, volontà, intelligenza, e tutta una serie di sentimenti fra cui amore, dedizione, fedeltà, gioia, paura, dolore, collera, gelosia, orgoglio, fantasia, curiosità, perplessità, ........
Se l'essere umano non conosce il linguaggio canino, il cane, per natura sociale, si sentirà recluso in una società incomprensibile.
Per linguaggio si intende un qualunque sistema di segni vocali, tattili, olfattivi, visivi, uditivi, posturali, mediante i quali un essere riesce a comunicare ad altri il proprio stato psicologico.
 
 
 
RiduciAddestramento Cani e Padroni
   
L' addestramento moderno si basa solo ed esclusivamente sulla motivazione ( gioco / premio ) mai sulla costrizione: qualsiasi attività impari il cane, ricordiamoci sempre che lui è il nostro ausiliare compagno di vita.
 
 
 

La felicità di un cane è un dono prezioso che esige salde responsabilità morali in modo non minore dell'amicizia di un essere umano. Il legame con un cane fedele è duraturo quanto un qualunque legame terreno potrà mai essere

Konrad Lorenz

logo_uisp.gif

RiduciAccount Login
   


Registrazione
Hai dimenticato la Password ?

 
 
RiduciUtenti in linea
   
Iscritti Iscritti:
L'ultimo utente Recente: sandy
Nuovi utenti di oggi Nuovi utenti di oggi: 0
nuovi utenti di ieri Nuovi utenti di ieri: 0
Utenti contati Complessivamente: 116

Persone Online Persone Online:
Visitatori Visitatori: 5
Membri Iscritti: 0
Totale Totale: 5

Online adesso Online Adesso:
 
 
Riduci 
   

thmb_Wolf_Clr_05_details.jpg

 
 
RiduciAllevamenti
     
 
RiduciPortali Cinofili
     
 
RiduciAmici
     
 
Riduci
     
 

Condizioni d'Uso  |  Dichiarazione per la Privacy  

 Copyright (c) 2000-2006